venerdì 12 giugno 2009

Giovani astronome: dall' Iran all' Europa


Ho provato molte volte a ricordare quale fosse nella mia mente di adolescente la relazione tra l'astronomia e il senso della vita. Ma non ci riesco! La sola cosa che ricordo è che a quel tempo pensavo che avrei scoperto il mistero della vita se avessi compreso come funziona il cosmo! Forse ero influenzata dalla credenza che il paradiso sia in cielo! E sognavo di trovarlo nella scienza!

Tutti i miei sogni di svelare la Creazione con la scienza svanirono al secondo anno di Fisica all'Università, studiando la meccanica quantistica: ho imparato che ci sono molte incertezze nella fisica e nell'astronomia. Da allora ho continuato in miei studi di astronomia con un altro punto di vista.

Oggi l'astronomia mi permette di realizzare uno dei miei sogni più importanti, un sogno che è nato durante l'infanzia. Un anno e mezzo prima che io nascessi, il mio paese è entrato in guerra e tutta la mia infanzia è passata sotto la dura pressione della guerra. A quel tempo, avevamo due canali televisivi, che trasmettevano entrambi un’ora al giorno di programmi per bambini. Tutti i cartoni animati proponevano situazioni molto più dure di quanto vivevamo nella realtà, per lo più storie di bambini la cui madre moriva, oppure andava a servizio in altre case, o partiva alla ricerca del padre. Non so come questi cartoni potessero essere scelti! Però c'erano anche due altri programmi che amavo con tutto il cuore. Uno di questi parlava di un nonno Inuit che narrava storie al suo nipotino (non era un cartone!), della costruzione del loro territorio, della caccia e della navigazione. Meraviglioso! L’altro era un cartone su Marco Polo. Ho ancora ricordi chiarissimi di una bambina di 4 o 5 anni che guardava la TV affascinata e con il batticuore e aveva il pensiero fisso dei viaggi! La mia passione era Venezia, la città sull’acqua!! Come faceva a esistere? Mi chiedevo spesso come sarebbe stato vivere a Venezia. Pensavo a mio padre che avrebbe preso una barca al posto della macchina la mattina per andare al lavoro, e immaginavo mia madre aprire la porta e lavare i piatti nella strada che è un fiume!

Un’immaginazione vispa e i sogni di un futuro pieno di viaggi hanno reso la mia infanzia felice e i miei giorni gioiosi, nonostante la guerra e tutti i suoi effetti dolorosi e incredibili che hanno afflitto le nostre vite e il nostro paese per molti anni, persino adesso. E ora viaggio per congressi, seminari etc. grazie all’astronomia. Finalmente un giorno potrò visitare Venezia e magari gli Inuit! Chi lo sa cosa accadrà domani?

Per me, l’astronomia è il punto di convergenza delle mie più profonde aspirazioni.

Nakisa Nooraee

NN è nata in Iran dove si è laureata in astronomia. Oggi sta svolgendo un dottorato di ricerca in astronomia presso il "Dublin Institute for Advanced Studies"

Original text

"I have tried many times to remember what the relation between astronomy and myth of life and creation was in my mind, as a teenager. But I can’t! The only thing I remember is I thought I would discover the mystery of life if I can understand the reality of cosmos! Maybe I was influenced with historic idea that heavens are in the sky, and I dreamed to find them in science!

All of my dreams about disclosing the Creation by science vanished when I was a physic's student on second year of bachelor, while learning quantum mechanics. I found out there are many uncertainties in physics and especially in astronomy.

Today astronomy serves one of my biggest dreams, a dream from childhood. One and half year before my birth, war had started in my country and all of childhood was under hard pressure of war. On that time, we had 2 channels on TV, each of them had one hour per day program for children. All of the cartoons portrayed a worse situation than we have had on those days, most of them were the story of a child whose mother died recently or has to work as servant in other's home or has to go and find father!! I don't know really how those cartoons had been chosen so wisely!!! But there were two different programs I loved them (heartily). One of them was an Inuit grandfather who tells story for his grandson (It wasn't cartoon), he narrates about building the Inupiat, hunting and boating! Complete amazing! The other was a carton about Marco Polo. I have still clear strong memories of a 4 or 5 years old girl, gazing on TV, with charming beating heart who thinks madly about travelling! My passion was Venice, the city on water!! How does it exist? The question, which was repeated many times for me, I imagine how living in Venice would be? I thought my father every morning needs boat to go work instead of car and my mother can open our home's door and wash dishes in street, which is a river! Funny imaginations and dreaming for future life, full of travels around the world has mad my childhood happy and cheerful days, against war and all of painful and unbelievable destructive effects which have affected our lives and our country for many years, even now. And now, I travel for workshops, seminars etc for astronomy. Hopefully one day visit Venice or ambitiously, Inuit! How knows what happens tomorrow?

For me, astronomy is conjunction point of my inquisitive soul's dreams."

lunedì 8 giugno 2009

"Ma quindi tu studi le stelle?"...


Leggendo i vari post in questo blog mi sono accorta che quasi tutte avevano inserito citazioni o riportato tipiche reazioni della gente alla notizia della loro professione, così ho pensato di cominciare proprio con una delle più comuni... Si perché una volta superate le prime questioni "fai l'oroscopo?" o "ma allora lavori di notte?" (che rimane sempre la mia preferita perché offre lo spunto per innumerevoli risposte sarcastiche) è lì che si va a parare, direttamente alle stelle. Lavoro nel campo dell'ottica adattiva da poco più di un anno, cioè da quando mi sono laureata qui a Padova. Per me le stelle più piccole sono, meglio è, in un certo senso!  Il nostro è un gruppo di tecnologi (nel senso lato del termine), quelli a cui si vanno a chiedere i consigli sulle questioni più strane, perché se è vero che la gente comune non ha chiaro di cosa si occupi un astronomo, non è che tutti gli astronomi teorici abbiano chiaro il compito e le competenze di chi lavora nel campo tecnologico... e trovo questa cosa molto divertente, fra l'altro!  
L'astronomia non era la mia passione da bambina, non volevo fare l'astronauta e non sono mai stata astrofila, la scelta del corso di studi da intraprendere è stata del tutto casuale e anche la strada che ho intrapreso adesso è stata frutto di una decisione "di getto", quindi non posso dire di aver realizzato il sogno di una vita, tuttavia mai nella vita avrei pensato che un lavoro potesse essere tanto stimolante.  
Ho la fortuna di far parte di un gruppo che partecipa alla realizzazione, a partire dal disegno ottico fino all'allineamento finale e alla prima luce, di strumenti che vengono montati ai più grandi telescopi del mondo...per me, che ho ancora 25 anni, questo è un onore indescrivibile! E non posso negare che sia una grande fortuna, perché non capita a tutti di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ciò che mi ha colpita maggiormente è l'interazione continua con colleghi di ogni parte del mondo, forse per molte di voi ormai è naturale, ma passare direttamente dall'ambiente chiuso del corso di laurea alle collaborazioni più varie è stato del tutto inaspettato!   
L'ambito tecnologico, poi, si presta particolarmente a questa collaborazione, si può dire che sia quasi forzata in un certo senso. Questo perché progetti di una certa entità sono estremamente complessi e non possono essere il frutto di un'unica mente, ma richiedono gli sforzi di molti individui che mettono a disposizione del progetto le loro diverse competenze ed esperienze, per conseguire un fine comune, proprio come in una squadra... Sono 14 anni che pratico uno sport di squadra che è la mia passione e vi posso garantire che le analogie sono molte e la similitudine è incredibile! Forse è questo che più mi piace, più dei viaggi, più del vero piacere della scoperta...io ADORO stare in una squadra! ...e adoro ciò che mi impegna mentalmente e che mi porta a rivedere quelli che possono essere i miei limiti e le mie chiusure mentali.  
Il risultato è una realtà nella quale collaborano persone con capacità e conoscenze diverse (ottici, astronomi, ingegneri meccanici ed informatici, ecc...) e in cui esiste un continuo scambio di opinioni ed esperienze, che avviene a distanza, giornalmente, o di persona, periodicamente. Ma la cosa più toccante (addirittura!) è che ogni persona ha la possibilità di dire la sua, magari sbagliando per inesperienza o ingenuità, ma è raro che un'idea, quale che sia la sua origine, venga scartata a priori.  
Forse con il passare del tempo questo entusiasmo passerà perché ci farò l'abitudine o perché prima o poi potrà capitarmi anche qualche esperienza meno piacevole, ma spero che ciò che conterà non sarà mai solo vincere, ma continuare a partecipare mettendoci sempre tutta me stessa.  
Valentina Viotto

sabato 6 giugno 2009

Semplicemente un'astronoma del Sud


Oggi è un giorno come un altro, per molti… eppure per me è il giorno in cui ho scelto di scrivere il mio pezzo su questo blog. Avrei potuto scegliere un giorno qualsiasi, ma oggi il mio “vita da astronoma” sarebbe stato differente.
Io credo a causa di questo fine settimana di elezioni: questa eccitazione che respiro passeggiando per il mio paese mi fa tornare alla mente il perché lo ho abbandonato sedici anni fa, ma anche riflettere sulle motivazioni per le quali ci sono ancora oggi “ossessivamente” legata.
Sono partita per studiare Astronomia a Bologna, penso, ma avrei potuto scegliere qualunque altro corso di laurea, purchè lontano da qui! E’ che il professore di scienze del liceo ci aveva fatti appassionare all’astronomia, ma il fatto che fosse l’unica altra facoltà (insieme al DAMS) non presente all’Università Federico II di Napoli, la rendeva ancora più affascinante!
Sono scappata allora, da chi mi guardava “strano” per le collane africane che amavo tanto, o per i cappelli colorati che mi davano tanta sicurezza; dai giudizi dei perbenisti che <<oddio! lei e altre due sole donne in un bar frequentato principalmente da uomini>>; da...
Oggi i tempi sono cambiati: i bar del mio paese sono aumentati esponenzialmente, come le ragazze che li frequentano, e io rivedo le motivazioni della mia fuga.
Ho raggiunto la consapevolezza di essere scappata dalla morte delle ideologie che mi viene sbattuta in faccia ogni volta che arrivano le elezioni comunali... una morte che ha travolto anche i miei “compagni” più cari! Dalla politica corrotta e mafiosa, dalla malavita imperante in questa terra di Gomorra, dall’abbrutimento delle nuove generazioni, dal veleno che iniettano tutti i giorni nell’aria della “terra dei fuochi”, dai terreni violentati da decenni di rifiuti tossici, dall’accettazione sottomessa di un popolo da sempre sotto ricatto… in questa mia povera Terra di Lavoro.
Eppure io questa Terra la adoro, e me ne rendo conto dalla rabbia assordante che provo quando una discarica abusiva di pneumatici brucia per giorni, e senti tua madre al telefono che ti dice <<… non riusciamo a respirare...>>. Come una disperata scrivo un articolo e cerco di diffondere la notizia non solo tra la gente che “la respira”, ma soprattutto fuori… perchè non ne sentirete mai parlare dai mezzi di informazione di massa.
Par contre... cerco tutto il bello che ancora esiste in questi luoghi: nei canti degli anziani, nei balli intorno ai fuochi di sant’Antonio, nelle tammorre e castagnette che suonano per ore ed ore nelle ronde, le sole ronde buone che esistano! Le ronde di musicanti suonano instancabili nelle nostre feste popolari, mentre giovani e vecchi si danza insieme, e qualunque distanza generazionale viene appiattita. Ricerco costantemente la semplicità e i rapporti umani autentici, qualità che ancora si trovano nel mio Sud.
Purtroppo il degrado è diventato strutturale, e più di tanto non ci si resiste qui, nella ex-Campania Felix.
Ma io non mi arrendo, continuo la mia ricerca, e scappo… ma nel verso opposto rispetto ad anni fà. Quando ho due giorni liberi mi rifugio in Salento, divenuta ormai la mia Terra di adozione, un Sud dove ha ancora senso parlare di “qualità della vita”.
Passeggio tra ulivi e terra rossa, mi immergo nelle acque azzurre della costa Idruntina, sorseggio il caffè in ghiaccio con latte di mandorla al bar senza tempo di Porto Badisco, contemplo per ore il paesaggio dagli scogli di Torre Sant’Emiliano, il luogo più bello del mondo, per me.
I miei amici salentini mi dicono <<… perché tu non ci vivi…>>.
Lontani dal Sud si impara ad amarlo, gli rispondo.

Ieri un amico mi ha detto di essere fiero di avere un’amica astronoma, che se ne vanta quando lo dice alla gente. Io un po’ mi rattristo, non per lui intendiamoci… ma chissà perché mi tornano alla mente le volte in cui rispondendo alla domanda <<... e tu che fai?>> mi pento immediatamente di aver detto la verità! ..ma perché non ho detto “shampista”!
Non sto qui ad elencare le miriadi di reazioni possibili dei miei interlocutori, ma vi assicuro che spesso mi son sentita un fenomeno da baraccone!
Io amo il mio lavoro, ho lottato e sudato tanto per diventare ricercatore a tempo indeterminato, ritengo che al momento non esista altro che io sappia fare, tanto da poterci vivere... ma per carità, sono una donna come tante altre!
Semplicemente, vorrei dire, un’astronoma del Sud, che lo ama in maniera viscerale e continuerà a lottare per la sua rinascita.

Melania Del Santo

mercoledì 27 maggio 2009

Saturno ed i suoi anelli, mia madre e le mie scelte


Ho trentasei anni e quando, appena diplomata, mi chiedevano come mai avessi deciso di iscrivermi al corso di laurea in Astronomia, ho sempre risposto che in considerazione del fatto che ‘da grande’ avrei voluto insegnare fisica, mi sarei potuta concedere questa stramberia. “Tanto – spiegavo a tutti – ai fini dell’insegnamento questa laurea è equiparata a quella in fisica”.
Messa così, la mia scelta non è mai stata contestata dai miei genitori. La domanda: “... e poi che lavoro farai?” aveva già una risposta e il cerchio si chiudeva. Appena laureata, dopo pochi mesi di insegnamento nella provincia bolognese, sono scappata dalle scuole, rifugiandomi a Roma, all'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario.

Col tempo ho analizzato quindi meglio il perchè della scelta dei miei studi, trovando una risposta risposta dalle varie sfaccettature che contempla anche un aspetto più intimo. Non ne avevo mai parlato con nessuno prima, temendo che agli occhi degli altri sarebbe apparso come un criterio troppo poco significativo per giustificare una decisione così importante.
Finché non è successo qualcosa che mi ha costretta a rivedere le mie conclusioni...

Qualche domenica fa, insieme a mia madre, mi sono trovata per caso ad una mostra fotografica molto bella, allestita da un gruppo di astrofili.
Anche il posto era particolarmente suggestivo: il castello Svevo di Termoli, che si affaccia proprio sul mare e da dove si vede San Salvo (il paese in provincia di Chieti dove sono nata). Sulla terrazza che corre tutto intorno alla torre erano stati allestiti dei telescopi.
Mentre osservavamo le foto ho scoperto, con un certo sconcerto, che mia madre non aveva mai alzato gli occhi in una qualsiasi notte estiva per osservare la strisciata chiara della via Lattea, né aveva mai poggiato l’occhio su un oculare di un telescopio (confesso: non ne possiedo uno, non l’ho mai chiesto in regalo per un compleanno…). Così l’ho immediatamente accompagnata sulla terrazza e, nell’ordine, abbiamo visto insieme la Luna, la nebulosa di Orione ed infine Saturno.
Mia madre è rimasta letteralmente folgorata da questa visione, come è successo anche a me la prima volta che ho osservato Saturno ed i suoi anelli con un telescopio (ero già al terzo anno dell’Università). Non so perché, ma vedere ‘in presa diretta’ gli anelli di Saturno focalizzati a pochi centimetri dal proprio naso suscita una grande emozione e quasi incredulità … come se il nostro cervello non accettasse che quel puntino brillante in cielo possa avere una dimensione propria, più estesa ed addirittura diversa dalla perfetta e ‘incorruttibile’ forma sferica…
Ultimata la visita, siamo tornate a casa. Abbiamo cenato insieme chiacchierando di varie cose, ma non facendo mai riferimento alla mostra.

E’ stato poco prima di andare a dormire che mi son dovuta ricredere sul perché avessi scelto questa professione. Prima di metterci a letto mia madre mi ha fatto un discorso molto contorto, cosa che mi ha subito colpito perché lei, insegnante di scuola elementare oramai in pensione, ha sempre espresso il suo pensiero in maniera schematica.
Non ricordo esattamente le sue parole, il concetto comunque era il seguente: se lei avesse avuto la possibilità di osservare il cielo quando era più giovane, avrebbe di certo fatto i miei stessi studi. E quindi inconsciamente (“molto inconsciamente” come lei stessa ha ammesso) è stata proprio lei ad influenzare la mia scelta.
Così finalmente aveva trovato la spiegazione del perché avessi intrapreso questa professione, cosa che non aveva mai pienamente compreso.

Il buffo è (ed è il motivo per cui quella sera ho riso davvero tanto!) che io ero giunta alla conclusione di aver intrapreso tali studi perché rappresentavo la cosa più distante da mia madre! Qualcosa in cui lei (che ha sempre così profondamente, sebbene involontariamente, condizionato gran parte della mia vita, scandendone i tempi e le priorità) non poteva di certo ‘mettere bocca’. Ed invece… guarda un po’… anche in quel caso non era stato così!
Non fraintendetemi: sebbene abbiamo un rapporto… uhmm, come dire? abbastanza ‘articolato’, oltre a nutrire per lei un amore profondo, l’ho sempre ammirata come donna.

Anche lei si è trovata in qualche modo, fra gli anni settanta e ottanta, in un certo contesto sociale e geografico, ad essere una ‘pioniera’. A quel tempo nel nostro centro-sud il termine ‘pari opportunità’ era totalmente sconosciuto, e nell’immaginario maschile esistevano solo le femministe o le casalinghe. Mia madre invece non ha mai smesso di lavorare, neanche quando a distanza di due anni l’uno dall’altro, le sono arrivati quattro figli.
Non esce quasi mai per la strada da sola, poiché la cosa non è contemplata dall’educazione severissima impartitale da mia nonna. Tuttavia a settant’anni, mia madre sa usare internet molto meglio di me! Naviga in maniera disinvolta per trovare le ricette di piatti a lei sconosciuti, per cercare le definizioni impossibili della settimana enigmistica, per leggere gli ultimi avvenimenti sul sito del nostro paese, per comunicare con i figli che hanno trovato il lavoro e l’amore oltre i confini italiani.

Francesca Altieri

martedì 19 maggio 2009

Astronomia: speriamo che sia "neutra" ...



Mi piaceva l'idea di iniziare con la citazione di un titolo di film di un noto attore mio conterraneo, Massimo Troisi, indimenticabile per la sua originale e intelligente ironia. Ma poi, confesso, sono rimasta
nell'imbarazzo tra: "Il postino", "Scusate il ritardo" e "Non ci resta che piangere", che mi parevano tutti piu' o meno azzeccati ...
soprattutto per le molte perplessita' e lo scarso entusiamo manifestati, piu' o meno apertamente, da molte colleghe chiamate a contribuire a quest'iniziativa.

Nel leggere le esperienze raccontate in precedenza su questo blog da varie colleghe - alcune delle quali appena all'inizio della loro carriera - ho puntualmente avuto l'impressione di ritrovare qualcosa anche della mia.
E' come se vi sia un filo conduttore che accomuna gran parte delle nostre storie personali al di la', ovviamente, di condizioni al contorno che possono essere state anche abbastanza diverse.
Ed e', probabilmente, innanzitutto il fatto di possedere una certa predisposizione per gli studi scientifici, molta curiosita' verso il mondo naturale e i suoi fenomeni, e spesso un certo spirito di avventura ma anche, non possiamo dimenticarlo, che ci sia stata data l'opportunita' di coltivare fin da tenera eta' la passione per lo studio, fino all'incontro, piu' o meno fortuito, piu' o meno precoce, con "la Madre di tutte le Scienze", che ci faceva scegliere il cammino che ci portava a fare dell'Astronomia la nostra professione.

Ma a questo punto mi pare lecito porsi la domanda: c'e' forse qualche differenza nel percorso seguito da un nostro collega maschio?
Io mi immagino che la risposta sia no. In ogni caso, a questo proposito, sarebbe interessante ed opportuno sentire la voce di qualcuno di "professione astronomo"...
Per questo motivo, ho particolarmente apprezzato e condivido appieno quanto affermato in precedenza da Paolo Esposito, il quale sottolineava come, quando si legge un articolo scientifico (come, aggiungerei, una proposta per ottenere tempo di osservazione o la presentazione di un progetto di ricerca), non solo non ci si accorge se l'autore sia uomo o donna, ma la cosa e' per noi del tutto irrilevante.

Ho sempre avuto la convinzione (o forse illusione?) che il nostro Paese, almeno nel nostro ambito, fosse abbastanza avanti rispetto a molti altri paesi circa la "questione femminile" e che, pittosto, il vero problema risiedesse altrove e riguardasse il fatto che le opportunita' di crescita culturale e di avvicinamento al mondo della scienza dipendono in larga misura dal contesto sociale in cui un individuo si forma, e oggi, in maniera sempre piu' pressante, dalle scarse (o per lo piu' scadenti) prospettive di inserimento nel mondo del lavoro che la societa' attuale sembra in grado di offrire ai giovani.

E dunque, il mio timore e che il "bias iniziale" di dedicare un blog esclusivamente all'"universo femminile" venga percepito da molte come un segno di discriminazione che probabilmente non incoraggia una larga partecipazione.
Per contro, rilevo come almeno in Spagna vi sia anche un blog dedicato a: "Los Diarios Cosmicos" El blog de los astronomos profesionales, che, se non altro, riequilibra un po' le cose....

Elvira Covino


lunedì 11 maggio 2009

Astronome e astronomi

Sono un po' perplesso: "Professione Astronoma" lo leggo come "astronome donne". Non vedo le astronome come una specie: che differenza c'e' nel fare astronomia come uomo o come donna? Io non riesco certo a distinguere un articolo scientifico scritto da una donna da uno scritto da un uomo!

Per questo mi stupisce che il tema piu' ricorrente siano i piccoli pregiudizi in cui le astronome si imbattono spesso in quanto donne. Temo che il rischio sia quello di non distinguersi da altri forum e luoghi d'incontro sul web, che raccolgono persone che condividono situazioni piu' o meno contingenti: la pagina della classe del '77, quella di chi porta lo stesso nome, di chi ha un gemello, etc. Niente di male, certo; e' divertente conoscere chi fa una vita in qualche modo parallela alla tua, scoprire fino a che punto si spingono le esperienze comuni e dove tutto cambia, e magari sfogarsi di piccole frustrazioni con chi le comprende. Ma la dichiarazione d'intenti che campeggia nelle pagine di Professione Astronoma mi sembra molto piu' ambiziosa!

Non fraintendetemi: ha assolutamente ragione Marta quando dice che alcuni piccoli incidenti sono il sintomo di qualche cosa di piu' serio. Di gravissimo, anzi: in Italia c'e' un'ignoranza vergognosa. E l'arretratezza culturale si traduce in arretratezza sociale. Le donne sono tra le prime a pagare le conseguenze di cio', ma il problema riguarda qualunque ambito in cui considerazioni soggettive, pregiudizi, ignoranza, superstizioni e religioni precludano a qualcuno di poter svolgere un lavoro o di vivere come crede o di fare determinate scelte personali, dove portino ad ingiustizie, insomma. Ma proprio perche' il problema e' serio, e' bene metterlo nelle giuste prospettive e chiarire che c'entra poco con la professione di astronoma.

Forse sbaglio, o e' perche' la mia esperienza e' molto limitata (lavoro in questo campo da nemmeno cinque anni e sono sempre rimasto nello stesso posto, in cui puo' darsi che le cose funzionino meglio che altrove), o e' perche' sono problemi che non vivo sulla mia pelle, ma a me non sembra che si discrimini la donna nella scienza. Credo che il problema sia di "sostenere" la donna e la famiglia in generale (dall'impiegata alla scienziata alla ballerina), ad esempio che diventi la prassi anche per i mariti stare a casa coi bimbi piccoli, e cose del genere. Oltretutto, proprio il nostro mondo e' uno di quelli in cui i pregiudizi culturali sono meno radicati ed in cui per una donna i problemi pratici si gestiscono piu' facilmente. Penso ad esempio a mia cognata, che sta avendo una gravidanza difficile. Se fosse al mio posto sarebbe piu' facile per lei continuare il lavoro, grazie ad orari flessibili, alla possibilita' di fare tante cose da casa o di assentarsi per una visita senza tante formalita'. Lo stesso sara' quando mio nipote crescera'. Naturalmente, anche per mio fratello, se facesse il mio stesso lavoro, sarebbe piu' semplice starle accanto.

Paolo Esposito